In Portami il mare gli Humanoira mettono due persone in una sala gremita. Una chiede all’altra di andare verso il mare, lontano dalla confusione. La musica, però, non si ritira insieme a loro: sotto una voce che resta vicina, la pulsazione elettronica acquista un peso sempre più fisico. La richiesta di intimità deve farsi sentire dentro quel movimento.
La fuga nasce da un incontro
Gli Humanoira sono il duo formato da Riccardo Vivaldi e Davide Varriale. Dopo l’EP Sorrisi & Canzoni del 2019 e il progetto Obiettivo Salvezza del 2022, hanno presentato Portami il mare, prodotto da Fabrizio Pagni per Le Sorgenti Dischi, tra i singoli che anticipano il disco annunciato TARAB.
Nel testo, la sala affollata è il luogo da lasciare. Il mare è la destinazione desiderata, ma la richiesta nasce proprio dall’incontro con un’altra persona. Non si tratta di cercare la solitudine: chi canta vuole sottrarsi alla confusione senza perdere quella vicinanza.
Nell’intervista, il duo chiarisce che la sala è un’immagine costruita per rappresentare il rumore della vita contemporanea, dalle informazioni continue alle difficoltà quotidiane. Al mare gli Humanoira associano la possibilità di ritrovare qualcosa di essenziale.
Una voce vicina dentro il ritmo
La voce entra quasi subito. Il timbro ruvido e l’andamento narrativo lasciano le parole in primo piano, sopra una base elettronica inizialmente poco affollata. Quando, intorno a 0:48, cassa e basso sintetico aumentano il peso della ritmica, il canto rimane comprensibile e sembra rivolgersi alla stessa distanza ravvicinata di prima.
Il contrasto modifica il modo in cui arriva la richiesta del testo. La pulsazione è regolare, adatta al movimento; la voce conserva una malinconia che il ritmo non assorbe. Il desiderio di andare altrove trova così posto in una musica che non rallenta per offrirgli riparo.
Gli Humanoira spiegano di aver lavorato con Pagni proprio per conservare la vicinanza della voce quando l’arrangiamento diventa più fisico. È una dichiarazione che precisa una scelta produttiva già percepibile all’ascolto. La presenza del canto non dipende da una base leggera: resiste anche quando il suono intorno occupa più spazio.
Quello che il singolo lascia aperto
Il collegamento con TARAB aggiunge un contesto, senza autorizzare conclusioni sul disco intero a partire dai materiali consultati. Gli Humanoira raccontano di aver registrato per quasi un anno, tornando sulle canzoni e modificandole a distanza di tempo. Durante questa lavorazione sono cambiati anche alcuni ruoli: in Ritmo magnetico solare hanno cantato insieme per la prima volta in un brano; il testo di Non vali niente è stato scritto da Varriale anziché da Vivaldi, che di solito se ne occupa.
Sono fatti riferiti dagli artisti al percorso del disco, non prove di come suoneranno tutte le sue tracce. Indicano però un’apertura concreta nel modo di lavorare del duo: il canto è stato condiviso e la scrittura di un testo è passata da Vivaldi a Varriale. Quali altre forme potrà prendere questa possibilità di ridistribuire i ruoli resta fuori dai materiali consultati.
Momento da ricordare
Il passaggio in cui, intorno a 0:48, cassa e basso sintetico danno più peso alla base mentre la voce resta vicina e comprensibile: la richiesta di allontanarsi dal rumore continua a farsi sentire dentro il movimento.
Genetica musicale
Scrittura cantautorale e pulsazione elettronica fisica convivono nel brano. Il confronto circoscritto con Cosmo riguarda la voce in primo piano sopra un ritmo da club, senza suggerire un’equivalenza tra le identità musicali dei due progetti.
Segno particolare
La richiesta intima e la pulsazione fisica non si alternano come due momenti separati: convivono nella stessa canzone, senza che il movimento sciolga la malinconia delle parole.
Avvertenze contenuto
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